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Il borrone

Scritto da Alessandro   
Martedì 24 Gennaio 2017 17:32


Il borrone

 

Cronache di un giorno di ordinaria follia tra Quirra e Lequarci

 

Regia di Lac

Sceneggiatura di Mr.K.

Riprese della Rab Studio Entertainment

con la partecipazione straordinaria di: Luke & Matù, i Padrini, Beethoven e Laura Pausini


Premessa

 

Tutto è incominciato ieri sera quando, perse le solite venti partite a biliardino, controllavo le previsioni meteo, abbastanza soddisfatto di quelle quattro nuvolette a Masua: mi sono addormentato sicuro che avrei scalato (Tramonto Rosso in due giri e le nuove di Enzo a vista). Ma come in tutte le più belle storie l’imprevisto era in agguato: la sveglia non è suonata e la mia giornata è iniziata male e in ritardo, niente Masua, direzione Quirra con Lac e Mr.K. Penso: <<Ok, li devo ancora chiudere quel 7B+ che l'ultima volta mi ha bastonato per troppa presunzione>>.

 

Preciso che fatti, nomi, frutti, fiori, città e persone famose che iniziano con la K non sono frutto della mia immaginazione, tutto è documentato con video e fotografie, posso produrre anche testimoni.



Il borrone a Quirra: Vedo i suoi occhi nello specchietto... il resto è un mare di fango.

Figura 1. Vedo i suoi occhi nello specchietto... il resto è un mare di fango.



La storia

 

Partimmo da Cagliari verso le 10:20, Lac alla guida, Mr.K copilota con funzione di assistenza per la guida in cunetta destra, io (Rab) cameraman e navigatore.

Già da qualche giorno avevo in mente un motivetto che Mr.K. mi aveva messo in testa tempo fa, gliene parlai e lui stesso iniziò con le note de “I Padrini”:

 

Se dici che ce n’è oh Michela,

ricci e ostriche al Poetto stasera,

se dici che già fa oh Michela,

io te e la tua chioma nera…

 

Le prime avvisaglie di un'avventura, oscuri presagi, li abbiamo avuti trovando la neve accumulata lungo gli argini nord dell’invaso di Simbirizzi, e anche se dicevano che fosse schiuma di sale portata dal vento io sono sicuro che fosse neve.



Quirra é affondata...

Figura 2. Quirra é affondata...



Quanta acqua nelle campagne, i vigneti sono diventati risaie, quei secchi alvei fiumi impetuosi, alberi sradicati e ovunque devastazione, il segno di una natura che si è scatenata. La tensione era alta, le ruote di destra sfrecciavano oltre la riga bianca tendendoci in uno stato di allucinata vigilanza.

Riuscimmo comunque ad arrivare alle prime pozzanghere di Quirra e per istinto iniziai a filmare e documentare, questa è la scena che dovete immaginare:

  

La prua dello “Scatolone” di Lac fende l’acqua alzando due baffi di fango che arrivano in cielo, intanto dietro ci sono Luke e Matù che giocano a Tetris (non so chi vinca).

Mr.K canticchia il primo movimento “Allegro con Brio” della #5 Sinfonia di Beethoven, tatata… tatata…

Curva a destra, canneto, curva a sinistra, rallenta, si ferma e cala il silenzio…

Acqua… tanta di quell'acqua… che non si vede neppure dove si trovi il guado… perché il problema principale è questo non tanto essere abbastanza fulminati da rischiare di venire trascinati dalla corrente ma quello di non vedere neppure dove mettere le ruote… [non che lungo il viaggio ci si sia posto il problema…].

 

Il primo a parlare fu Lac che diede voce a un pensiero comune: <<e adesso che cazzo facciamo?>>. <<Il problema e che non vedi dov'è il ponte>> rispose Mr.K <<no Andri, lassa perdi… inizia ad arrivarci l’onda fino a qui>>.

Ed era vero, l’acqua arrivava già alle ruote, ma per fortuna <<la macchina è blindata>> e non ci bagnammo, dietrofront e provammo l’altro accesso…



Il Borrone a Quirra: Verdetti inequivocabili…

Figura 3. Verdetti inequivocabili…



Mr.K fermò un uomo alla guida di un trattore per avere qualche dettaglio sulla situazione, la risposta fu quella di fare attenzione e non rischiare perché di lì non si poteva passare. Un'immagine epica che allora non colsi, non associai quel volto al Bianco Cavaliere sul suo destriero Ombromanto, il Grigio Pellegrino, conosciuto come Gandalf, che fermava il Balrog sul Ponte di Khazad-dûm, eppure i lineamenti, i capelli argentati, gli occhi profondi e saggi erano quelli che da ragazzino avevo visto nelle mie fantasie.

 

Andammo comunque a vedere per farci un idea: attraverso le gloriose arcate che si innalzavano maestose sull'impetuosa corrente, circondati dal verde dei boschi, vedevamo così vicino il rosso della parete che tanto desideravamo. Il ponte portava ad un secondo guado: la vita talvolta è strana e ci sorprende. Sembrava meno impetuoso, ma già vedevo la macchina ribaltata, sommersa e trascinata via e lentamente aprivo il finestrino assicurandomi una via di fuga.

Lac decise di lanciare una pietra per sondare il livello ma credo che tuttora, mentre scrivo, non sia ancora arrivata a fondo. Mr.K. allo scandaglio non diede segnali confortanti… profondità ignota.

Fuggimmo, stolti!

 

...


Erano le 12:00 e riprendevamo la vecchia SS125.

Ecco un sunto essenziale della conversazione che seguì:

 

LAC: <<Ma ti ricordi di quella volta che pioveva ed era bagnato dappertutto e siamo andati comunque a Lecorci e siamo anche riusciti a scalare!?>>

RAB: <<Si, quella volta che in macchina tu e Fabri non avete fatto altro che parlare di cose da mangiare, bavette con le arselle e una spolverata di bottarga, spigole e orate al cartoccio, gamberi... la volta che tutto era coperto dalla nebbia e che avevamo accennato ad andarcene a mangiare da qualche parte… la volta che me la sono presa in… perché mentre già pensavo al pranzo e idealmente iniziavo a condirmi la pasta ho scoperto che si poteva davvero a scalare e abbiamo scalato? Si, me lo ricordo...>>

LAC: <<Ti vorrei ricordare che eravate tu e Fabri a parlare di cibo>> [una vergognosa bugia].

LAC: <<Mr.K ti ricordi di quella volta insieme, sempre a Lecorci, che avevo provato Ghostwriter ed avevamo scalato…>>

MR.K.: <<Uhm…>>

 

In sostanza ci stavamo dirigendo verso l’Ogliastra per tentare la sorte. Tra me e me penso: <<al Palazzo devo ancora chiudere “Sesso e Amore” – il nome è un programma – e a Lecorci ci sono circa 3000 punti che ho lasciato in sospeso, va benissimo dai…>>.

 

Non so come e perché ma Mr.K fece il nome di una certa Concetta, la fame che onnipresente mi assilla fu più rapida del pensiero e fece le dovute associazioni, ma l’esperienza mi ricordò di una precedente fregatura, non ci ricascai… presi dalla tasca una barretta e iniziai a mangiarla per dimenticare. Nel frattempo ci faceva notare Trinità e Bambino che stavano attraversando a cavallo il Rio Bravo di Tertenia che per la prima volta dai tempi della Creazione vedeva un po’ d’acqua.

 


Ormai era iniziata la lunga salita verso Jerzu, dopo una svolta comparve dinnanzi a noi il Palazzo d’Inverno, un nome importante che associo a torride giornate invernali (chi sa, capirà) passate in compagnia di Fabri e Lac a litigare con i piedi. Non mi ricordavo che la roccia fosse tanto nera, strano. Ecco la deviazione a destra, la ruota iniziò ad avviarsi lungo la sterrata per la falesia, noi la seguivamo da presso, eravamo arrivati.

 

Una rapace occhiata e Lac esclamò: <<Si scala alla grande!!! Portatevi due imbraghi…>>. <<Noooo dai…>> fu il supplichevole commento di Mr.K.

 

La roccia non sembrava proprio ottima. Tuttavia intuii subito che Mr.K era entusiasta della scelta, così felice di salire al Palazzo che nella fretta si dimenticò di prendere lo zaino. Io portai tutto nel caso Lac volesse osare e in effetti era già in testa a guidare spavaldo l’allegro trio precedendoci di varie lunghezze. Sorridendo Mr.K mi fece notare che dalla falesia stava piovendo acqua, non dal cielo, dalla parete… e allora mi venne il sospetto: <<La roccia non sarà troppo umida? Non avremmo forse sbagliato la giornata?>>.



Il Borrone a Jerzu. Una triste ritirata. Nonostante l’effetto si capisce quanta acqua colasse lungo la parete.

Figura 4. Una triste ritirata. Nonostante l’effetto si capisce quanta acqua colasse lungo la parete.



Mi lasciai superare, poggiai i bagagli sotto "Summer on a Solitary Cliff" e nell'attesa che tornassero dalla ricognizione scattai qualche foto. Dopo pochi minuti ricomparvero Mr.K e Lac e dai loro sguardi capii che anche più avanti era tutto bagnato e al Palazzo non saremmo riusciti a scalare. Quale delusione… e noi che ci avevamo creduto così tanto...

Ritornammo al parcheggio, un poco di relax per tutti, lanciai una pietra a Matù che ritornò con un macigno più grande di lei mentre Luke sfrecciava instancabile lungo il sentiero all'inseguimento di qualche mostro.



Sono Matù è ho costruito metà di tutti i nuraghe della Sardegna. Luke non sta fermo un istante è impossibile fotografarlo.

Figura 6. Sono Matù è ho costruito metà di tutti i nuraghe della Sardegna.

Luke non sta fermo un istante è impossibile fotografarlo.


...

 

Intermezzo: Pubblicità Progresso

 

Zio Cernia di chiama Daniele.

Bea doveva fargli una domanda ma non ricorda mai il nome di Dani e chiamarlo Zio gli sembrava troppo confidenziale allora nel dubbio ha detto: <<Cernia, ma posso chiederti una cosa?>>. Ero sulla via e per poco non cadevo per le risate.

  

...


Verso le 13:00 riprendemmo il nostro lungo viaggio, alla volta di Lecorci, l’ultima opzione… no, siamo onesti ora, era l’ultima speranza di Lac perché già da tempo noi rimpiangevamo le bianche scogliere di Masua. 

 

<<Ulassai, quanti bei ricordi rievoca il paese, quanti riaffiorano mentre lo attraversiamo, mi manca più di quanto immaginassi>>.

 

A Lecorci una cascata sbarrava il sentiero di accesso alla falesia e già si iniziava a parlare con maggiore convinzione di mangiare qualcosa, ma ancora non mi fidavo.

Poiché eravamo lì, proseguimmo lungo la strada che porta a Santa Barbara per vedere le cascate di Lequarci.

 

<<Quale dimostrazione di potenza della natura, una bellezza grandiosa e possente, il ruggito dell’acqua che precipita sotto di noi, alzo lo sguardo e dall'alto prorompe ricadendo in grandiosi archi che continuamente mutano forma e si rinnovano spostati dal vento che crea giochi di correnti e mulinelli di vapore. Noi guardiamo affascinati una natura maestosa che dobbiamo rispettare e un pensiero va a chi ha tanto ha sofferto nel corso di questa settimana>>.



Le Cascate di Lequarci ad Ulassai.

Figura 7. Le Cascate di Lequarci ad Ulassai.



Erano ormai le 13:50, salimmo in macchina e ripartimmo alla volta di Concetta, era deciso, ma… be… sapete, finché non sono seduto a tavola non credo alle promesse di nessuno, d'altronde era domenica e alte le probabilità che non avesse posto. Nel dubbio, un po’ in imbarazzo, chiesi a Lac: <<puoi tagliare dal campo sportivo così passiamo davanti alla signora che fa le coccoi prena…?>> fosse andata male almeno avrei mangiato qualcosa. Ovviamente era chiusa…

Così non è stato da Concetta… il posto c’era (Giò insegna che talvolta la statistica tende a cadere in fallo) e abbiamo mangiato! Non entrerò nei dettagli più macabri della tavolata, ma posso dire che diversi personaggi hanno ravvivato il pranzo, una percentuale curiosamente elevata, tra questi ricorderò la signora Minù e un Local che avrebbe fatto meglio a non uscire da quella porta.

 


Alle 15:45, la signora ci disse: <<HANDERSEN…>>, con i piedi ghiacciati salutammo e iniziammo il nostro viaggio di rientro. All'uscita di Jerzu ero già addormentato ma mi svegliai quando, tra i vari mormorii, sentii il nome di una ragazza carina che frequenta la palestra, giusto in tempo per un caffè a Muravera. Al bar suonava un CD di Laura Pausini, siamo partiti con Mr.K che cantava Michela e rientrati con Lac che intonava:

 

Chissà se tu mi penserai

Se con gli amici parlerai,

Per non soffrire più per me,

Ma non è facile lo sai…

 

Che sfiga…

Nuovamente in macchina verso casa… passando dalla via dell’Abusivismo dell’Autonomia Regionale Sarda… 



To be continued…

Figura 7. To be continued…


I chilometri scorrono davanti al finestrino che ne filtra i colori, guardo il sole che tramonta, impreziosito di un viola acceso, e scatto una foto che suggella la fine del viaggio.



Conclusioni

 

Non ho chiuso nulla ma forse ho percorso i 300 km più avventurosi e divertenti della mia vita… sicuramente una piacevole giornata, ho imparato qualcosa, riso di cuore, ammirato la natura e mangiato fino a scoppiare. Ho festeggiato il mio compleanno. Spero, e in fin dei conti credo, che alla fine anche Lac e Mr.K si siano divertiti e distratti; di non pensare se ne ha tanto bisogno delle volte. Sono tra i migliori compagni di viaggio che si possano trovare…

Non avanzo ipotesi sull'entusiasmo di Luke e Matù…

Torneremo, continueremo a viaggiare perché a nessuno piace la parola fine (ecco perché tanti puntini, non posso pensare ad un solo punto definitivo).



P.S.

 

Fino a qualche momento fa non sapevo cosa significasse il termine “il borrone”, mi è stato detto che fosse un tipico termine surfista. Per capirlo veramente consiglio di ascoltare l’omonimo pezzo del solito gruppo I Padrini, dice:

 

Non esiste previsione che possa impedirti di prenderti il borrone…

te l’ha detto zia Maria che c’era un metro e mezzo a Chia,

ma non era vero,  era un borrone sghero

e il borrone, il borrone,

non esiste previsione che possa impedirti di prenderti il borrone,

il borrone…



P.P.S.

 

In realtà la storia delle ruote un pochino l’ho esagerata, ma neanche tanto. Mi faceva proprio ridere…



P.P.P.S.

 

Se avete anche voi storie da raccontare scriveteci…



Noi alle Cascate di Lequarci a Ulassai

Figura 8. Noi...


Ultimo aggiornamento ( Martedì 31 Gennaio 2017 11:48 )
 
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