spacer
   
Menu principale
Home
Classifica Generale
Classifica Femminile
Classifica On Sight
Classifica Serie A-plus
Classifica Serie A
Classifica Serie B
Realizzazioni A-plus
Realizzazioni Serie A
Realizzazioni Serie B
Realizzazioni OnSight
Classifiche Precedenti
_________________________
Classifica Boulder
Realizzazioni Boulder
Advertisement
News flash
World Cup Chuncheon - Korea
Dopo le grandi performance in falesia il basco Patxi Usobiaga si è aggiudicato la seconda tappa di coppa del mondo di difficoltà svoltasi questo WE in Korea, dietro di lui, piazza d'onore per lo spagnolo Ramonet.

1. Patxi Usobiaga ESP - Jain Kim KOR
2. Ramon Puigblanque ESP - Caroline Ciavaldini FRA
3. Sachi Amma JPN - Angela Eiter AUT
4. Adam Ondra CZE - Yana Chereshneva RUS
5. David Lama AUT - Muriel Sarkany BEL
 
Contenuti
Forum
Articoli
News
News Rock
A Bordo Ring
Falesie
Sparring Partner
Recensioni
Meteo Rock
ShardVideo
Altri Video
Appunti di Viaggio
Pensieri e parole










proteggi l'ambiente se avvisti un principio d'incendio chiama il 1515
 
 
Advertisement
Home arrow Articoli arrow Intervista a Wolfgang Gullich

Intervista a Wolfgang Gullich PDF Stampa E-mail
Scritto da kalledda   
Thursday 07 July 2005

A vent'anni dalla prima gara di arrampicata sportiva, Bardonecchia 1985, sulla scia di numerosi articoli pubblicati sulle riviste specializzate, anche noi di Shardrock.com vogliamo rendere omaggio a questo anniversario, proponendo ai nostri visitatori alcuni pezzi storici dell'arrampicata sportiva.

Iniziamo rendendo omaggio al più grande degli arrampicatori sportivi, quel Wolfgang Gullich che è stato per quasi un decennio l'indiscusso esploratore delle potenzialità del free climbing. Uno dei primi a capire che l'arrampicata poteva considerarsi, sotto tutti gli aspetti, un vero e proprio sport. Già nel 1986 pubblicò, insieme ad Andreas Kubin, il primo vero manuale di Arrampicata Sportiva. Un enorme sacrificio, come scrisse nella prefazione, "questo libro ci è costato, spesso con la morte nel cuore, soprattutto quando splendeva il sole e noi saremmo andati molto piu volontieri ad arrampicare invece di rimanere a scrivere".

L'intervista che segue è fedelmente tratta dal libro WOLFGANG GULLICH ACTION DIRETTE di Tilmann Hepp.  Edito in Italia da Edizioni Versante Sud e uscito per la prima volta in Germania nel 1993, un anno dopo che il 29 agosto 1992, tornando a casa con la sua BMW, un incidente lo facesse uscire dalla vita per entrare nella leggenda.

INTERVISTA A WOLFANG GULLICH      

Tilmann Hepp parlò con Gullich nel 1989 della sua partecipazione alla gara di Monaco. L’intervista fu pubblicata in versione integrale su Rotpunckt, aprile 1989.

 

Hepp: Fino a ora sei stato molto scettico sulle gare. Questo scetticismo si è attenuato?

Gullich: E’ vero, ero molto critico nei confronti di questo tipo di competizioni; soprattutto dopo la mia esperienza chiave a Bardonecchia nel 1985. Una gara in cui, a mio parere, si respirava un’atmosfera fortemente negativa. Poi però risono lasciato convincere a partecipare a Monaco. E’ stata una sorpresa: ho vissuto Monaco in modo molto positivo…

 

Hepp: In che senso positivo?

Gullich: Da un lato è stato un diversivo dall’arrampicata su roccia, la parete era ben costruita, dall’altro la relazione con gli altri, dove forse dire con i concorrenti, che sono comunque miei amici da molti anni, è stata ottima. Non li ho nemmeno considerati come avversari. Sicuramente questo dipende anche dal fatto che la settimana precedente ho girato con dieci di loro per il Frankejura. Con gli inglesi Ben Moon e Ben Masterson, ma anche con Ron Kauk e Scott Franklin. Già là si era creata una calorosa atmosfera, cosicchè durante la gara non potevano più nascere tensioni, sotto forma per esempio di contrasti o di vibrazioni negative.

 

Hepp: Non c’è stato un cambiamento di spirito tra di voi durante la gara?

Gullich: No, per niente. Perfino i momenti nella sala di riscaldamento, che normalmente sono situazioni abbastanza tristi e anomale, li abbiamo trascorsi abbastanza bene: si scherzava… e le allusioni spassose fatte gia durante la settimana precedente furono riprese e amplificate.

 

Hepp: Dopo Bardonecchia avevi detto che l’atmosfera tra gli arrampicatori era peggiorata. Quali sono le differenze rispetto all’attuale esperienza di Monaco?

Gullich: Credo che dipenda principalmente dalle persone con cui si viene a contatto durante una manifestazione. E’ innanzitutto una questione di carattere: come la gente vive una competizione di questo genere. Certamente c’erano anche a Monaco alcuni accaniti, con tutti gli effetti collaterali… però c’erano anche altri che prendevano tutto come un grande divertimento.

 

Hepp: Ma non è la struttura stessa delle gare che peggiora inevitabilmente l’atmosfera tra gli arrampicatori?

Gullich: Forse si crea un certo pericolo con queste gare, ma dipende più che altro dal tipo di personalità dei partecipanti se l’atmosfera peggiora o no. Lo stare insieme viene definito dal modo con cui gli arrampicatori sanno reagire alla gara, alle vittorie e alle sconfitte. Gente ostinata la si trova ovunque, sia sulla roccia sia nelle gare: sotto questo aspetto gli arrampicatori non si distinguono dal resto della popolazione.

 

Hepp: La pensi diversamente oggi sulle gare?

Gullich: Si. Un giorno sono giunto alla conclusione che il rifiuto globale di questi, possiamo dire, show sia una cosa molto dogmatica. Anch’io avevo affrontato questa questione in modo molto dogmatico e testardo e mi ero accorto di pensare che una cosa era cattiva e l’altra buona. In questo modo si abbandona però il pensiero flessibile e si tende all’intolleranza. A prescindere dal fatto che si dà sempre poco credito alle novità e si tende a restare conservatori sulle proprie idee.

 

Hepp: Scambiare il dogmatismo con l’incoerenza?

Gullich: Non ho cambiato il mio punto di vista riguardo all’arrampicata. Però ho pensato che una posizione dogmatica, sia essa pro o contro una tendenza dell’arrampicata, vada contro il principio fondamentale del free climbing, quello della tolleranza… Alla fine dipende anche dal sé stessi che cosa si fa di questo gioco. Ho partecipato, ho giocato… ho arrampicato e sono caduto quasi subito.

 

Hepp: Una riserva dei freeclimber contro queste manifestazioni riguarda la cornice ufficiale: gli organizzatori dirigono e non lasciano spazio a decisioni personali. Gli arrampicatori si sono lasciati mettere le catene?

Gullich: Non credo. Con l’eccezione delle cinque ore in sala d’attesa, che sono state un pò strane, non mi sono sentito per nulla comandato da qualcuno. Inoltre non va dimenticato che la partecipazione a Monaco è stata una decisone unicamente mia.

 

Hepp: Contro queste manifestazioni era stato finora sollevato il fatto che la collaborazione tipica dell’arrampicata sportiva si trasformava in un pericoloso uno contro l’altro. E’ acqua passata?

Gullich: Io posso parlare soltanto per me. Sono andato veramente alla parete volendo prima di tutto fare la via. Nemmeno lontanamente avevo la sensazione o il pensiero: adesso arrampico contro Ron Kauk o Patrick Edlinger. In quel momento volevo fare la via, ne di più ne di meno.

 

Hepp: E gli altri? Gareggiavano contro Gullich?

Gullich: No, non lo posso dire. D’altronde eravamo andati ad arrampicare insieme nei giorni precedenti e avevamo scherzato solo pochi minuti prima nella sala di riscaldamento.

 

Hepp: Ti sei sentito frustrato quando sei caduto?

Gullich: No.

 

Hepp: No? Nessuna frustrazione? Eppure avresti almeno voluto completare tutta la via.

Gullich: certo che lo volevo, avrei anche provato volentieri una delle vie della finale. Ma il cadere in via mi capita tutti i giorni anche sulla roccia, senza che mi senta frustrato.

 

Hepp: Ma a Monaco non avevi una pressione maggiore? Secondo il motto: vediamo un po’ cosa vale quello?

Gullich: Per niente! Non mi vedo mica come un Superman che a Monaco per trionfare a tutti i costi. Partecipavo per la prima volta a una gara d’arrampicata su parete artificiale e volevo vedere un po’ come fosse; l’ho trovato molto interessante e sono rimasto sorpreso per la calorosa atmosfera che vi ho trovato.

 

Hepp: Gullich è tentato di partecipare di nuovo a un’altra gara?

Gullich: Sì. Potrei pensare di partecipare ad alcune piccole manifestazioni, se ci sono le condizioni giuste e se non manca il divertimento.

 

Hepp: Nel frattempo è stata creata una classifica mondiale unicamente sulla base degli esiti delle gare. I media si orienteranno sicuramente a essa. Questo fatto non causerà a lungo termine un cambiamento nell’arrampicata sportiva?

Gullich: Non ne ho idea. Non sono un profeta. Nell’ambiente degli arrampicatori le gare come quella di Monaco non porteranno a cambiamenti. Intanto lì sanno anche così chi è capace di arrampicare. Se dovesse cambiare qualcos’altro effettivamente non mi interessa, a patto, che non venga intaccata la nostra liberta di azione. Per me uno si potrà chiamare primo della classifica mondiale, apparire in televisione più volte degli altri, non importa. Io sono soddisfatto di ciò che posso fare nell’ambito dell’arrampicata, perciò queste cose non mi toccano minimamente.

 

Hepp: Sei rimasto sorpreso della vittoria di Patrick Edlinger o te lo aspettavi?

Gullich: Non ci avevo proprio pensato. Molti avrebbero potuto vincere. C’erano in campo tanti atleti straordinari che non avrei potuto dare indicazioni dei favoriti.

 

Hepp: L’esperienza gioca un grande ruolo?

Gullich: Certamente Ma non solo in campo psicologico. Anche dal punto di vista tecnico sono utili esperienze su parete artificiale. Per esempio per quanto riguarda l’uso dei materiali, o le combinazioni di passaggi permesse dalle strutture. Penso che se si vuole essere tra i primi si debba per forza specializzarsi e allenarsi di più su pareti artificiali.

 

Hepp: Ma chi è allora ancora disposto a lavorare duramente per mesi per liberare nuove vie su roccia?

Gullich: Ci sarà sempre gente che preferisce arrampicare e aprire vie difficili piuttosto che fare competizioni. Non è proprio cosi che tutti si buttano sull’arrampicata competitiva. Non ci ho però pensato molto. Posso tuttavia immaginare che la gente come Patrick, dopo aver bighellonato tanto tempo in palestra e dopo i successi nelle gare, torni a fare tranquillamente le sue vie su roccia.

 

Hepp: Non sono dichiarazioni vuote quando gli arrampicatori delle gare continuano a ripetere che la loro vera meta è l’arrampicata su roccia naturale, mentre sono gia in partenza per la prossima competizione?

Gullich: No, non penso. Proprio per quanto riguarda Patrick, per esempio, credo di no. Lo conosco da molto tempo, anche per i miei soggiorni nel sud della Francia, e lui sicuramente è uno di quelli che non abbandonerà il suo ideale di arrampicare su roccia. Questo si percepisce tra l’altro anche durante la gara, dal suo modo di fare con gli altri, da come vive la vittoria e da come reagisce a tutto il viavai che accompagna queste competizioni.

.

.

.

Note: Intervista tratta da "Wofang Gullich Action Directe" di Tilmann Hepp edito in Italia da Edizioni Versante Sud nel maggio 2003

Ultimo aggiornamento ( Thursday 17 August 2006 )
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
spacer
Advertisement
Photo Gallery
Login ShardRock
Login
Registrazione
News Rock
Dpm 11
Sample Image


ecco il nuovo numero 
 
Altro
Regolamento
Punteggi
Tabella dei Gradi
Bed&Breakfast
Negozi
Palestre
Pub e Ristoranti
Contattaci
Links












Ballakanò & KingKongiu 2004 All right Reserved
spacer